Nel centro di Lana c’è una piccola casa discreta, affacciata su una piazzetta raccolta e tranquilla. Ha la facciata sobria, il tetto spiovente, una porta ad arco in rame che cattura la luce del pomeriggio. Questa casa antica, oggi è la dimora e lo studio dell’artista concettuale Hannes Egger, trasformata nel progetto 20/A firmato da Messner Architects: un intervento raffinato che ha mantenuto intatto l’involucro storico, scavando però al suo interno uno spazio nuovo, sospeso tra intimità e funzionalità.
Da fuori, la casa sembra immobile nel tempo; all’interno, invece, custodisce un mondo di luce, legno e silenzio, un luogo pensato per lavorare, riflettere, incontrare. Eppure, questa casa ha un’altra piccola storia da raccontare, che affonda nel cuore dell’arte europea. Era già lì, identica quasi a
oggi, quando il 6 maggio del 1908 il celebre artista russo Wassily Kandinsky arrivò a
Lana, con la tramvia che collegava Merano al piccolo borgo, insieme alla compagna
Gabriele Münter. I due erano ospiti di Alexander Strakosch, appassionato d’arte che sognava di fondare una comune di artisti tra le montagne. Dopo lunghi viaggi in Europa, il pittore cercava una pausa, un tempo di raccoglimento lontano dal clamore di Monaco. L’Alto Adige lo accolse come una parentesi di luce: un paesaggio di montagne morbide, frutteti, tetti appuntiti e lunghe giornate soleggiate. A Lana l’artista rimase un mese e in quei giorni, Kandinsky dipinse instancabilmente. Le sue vedute di Lana mostrano un progressivo dissolversi dei contorni, un’attenzione nuova al colore come energia autonoma, capace di esprimere sentimenti interiori più che descrivere forme esterne. Proprio qui, tra il silenzio dei campi e il ritmo lento delle giornate, maturò quella consapevolezza che lo avrebbe condotto verso l’astrazione. La svolta era vicina: pochi mesi dopo, avrebbe preso parte alla Nuova associazione degli artisti di Monaco e dato avvio a un percorso che avrebbe cambiato per sempre la pittura del Novecento.
In una delle tele dipinte qui, “Paesaggio di Lana” – oggi conservata nella collezione “Wassily Kandinsky” di New York – si riconosce chiaramente la sagoma della casa di via Gries nel centro di Lana: il tetto a falda, il balcone in legno, la geometria semplice immersa nella luce. È un frammento di paesaggio che racconta il momento in cui Kandinsky, guardando il mondo da Lana, iniziò a vederlo con occhi nuovi – non più come realtà da riprodurre, ma come vibrazione da ascoltare. E così, in certi pomeriggi d’estate, tra lo scalpiccio dei passi e il tranquillo chiacchierio del paese, si può ancora immaginare il pittore russo affacciato al suo balcone, intento a osservare la luce cambiare sulle montagne e accarezzare benevolmente quella piccola casa discreta, affacciata su una piazzetta raccolta e tranquilla.
Eppure, questa casa ha un’altra piccola storia da raccontare