Il Guardiano
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“I restauratori di vecchi castelli sono evidentemente folli”, scrisse il filosofo Karl Julius Weber. Quando arriviamo, Franz Gurschler è già di fronte all’ingresso del castello ad attenderci: ha un bel sorriso sulle labbra e sembra decisamente raffinato e colto, per niente folle. Gli rivolgo quindi la prima domanda: bisogna essere pazzi per vivere in un castello nel 2019? “Un po’ forse”, dice ridendo, mentre i suoi occhi si illuminano. “Le vie del castello sono lunghe, gli inverni freddi, l’umidità penetra e anche il più piccolo intervento edilizio deve essere approvato e la manutenzione è costosa. Un castello è una missione che dura una vita.
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Da oltre 800 anni Castel Naturno veglia sul paese di Naturno. Eccezionalmente, per il Naturno Magazine, abbiamo avuto il permesso di visitare questo castello ancora oggi abitato.
Ma è una missione eccezionale”. Quindi, attraverso una porta poco appariscente, entriamo in un altro mondo.
La nostra guida ci conduce oltre il ciclo di affreschi, una metà dell’affresco raffigura eventi storici come la Guerra Contadina Tirolese, l’altra metà è un estratto dalle saghe di Naturno, nelle sale e nelle stanze all’interno del castello.
Attraversiamo le diverse stanze, il soggiorno, la stanza della Riforma, lo scrittoio e la camera del giudice, in cui venne convocato Michael Gaismair, il leggendario capo della rivolta contadina tirolese. Le pareti rivestite di pannelli, i soffitti a cassettoni, le pesanti cassapanche, i dipinti che ritraggono i vescovi di Coira, che sembrano seguire con lo sguardo: si ha l’impressione di essere in un’altra dimensione temporale e ovunque si posino gli occhi il bello trionfa. Straordinario sono le finestre, ingrandite da Gottfried Georg Haas nel 19° secolo.
“Una cosa del genere non sarebbe più concepibile oggi, la Soprintendenza non lo permetterebbe”, spiega Franz Gurschler e aggiunge con un sorriso: “Certo, oggi siamo contenti delle grandi finestre. Nessun castello è forse così luminoso e inondato di luce come Castel Naturno.”
La combinazione di antiche tradizioni e vita quotidiana è notevole e conferisce al castello un’atmosfera speciale. Epoche e stili architettonici diversi si mescolano nell’architettura, e anche all’interno lo stile non è uniforme, ma espressione genuina del gusto dei proprietari passati.
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“Un castello è una missione che dura una vita.”
«Come se ogni generazione si incarnasse in qualcosa», sorride Franz Gurschler. La cifra della famiglia Mastropaolo-Gurschler, che gestì il castello dal 1952 al 1992 come pensione, si trova principalmente nella conservazione del complesso. In accordo con la Soprintendenza i lavori di restauro sono progrediti nel tempo, fino a interessare il tetto in tegole.
Alla fine Franz Gurschler ci mostra il cuore del castello – una stufa di maiolica verde, «non ce ne sono altre di simili nell’Europa centrale». Cosa rende così speciale questo manufatto ce lo spiega il padrone di casa: «Questa stufa in maiolica risale al XVI secolo ed è ancora oggi perfettamente funzionante. È unica nel suo genere. Gli esperti sono venuti da ogni parte del mondo per ammirarla ed esaminarla”.
Visto che è così speciale, la stufa non viene più accesa, con una sola eccezione: ogni 23 dicembre, il giorno del compleanno della signora del castello, anche nel XXI secolo, la stufa offre ancora un piacevole calore.
Castello Hochnaturns